Come ho già scritto sul mio blog, questo virus ha provocato dei danni ingenti non solo per le persone colpite che l'hanno vissuto in primis, ma soprattutto a livello umano e individuale cambiando drasticamente la nostra vita, le nostre abitudini, le nostre aspettative. Per ciò che riguarda me e come l'ho vissuto lo definirei il periodo più assurdo e irreale della mia vita. Assurdo per la costante crescita esponenziale di contagi incontenibile, irreale perché ho visto per la prima volta la mia città in forma spettrale, assediata da regole, misure, sanzioni, imposizioni. Per quasi tre mesi ho sospeso la mia attività cercando di tenere costante la presenza con i miei contatti tramite telefonate, whatsapp e video sugli stati. Paura, sgomento, confusione, rabbia, questi erano gli stati d'animo che ci accomunavano, cercavamo di sdrammatizzare con qualche battuta mascherando ansia e dubbi che ci assalivano giorno dopo giorno. Trovavo ridicole e fuori luogo le scritte "andrà tutto bene" e peggio ancora il rimarcare il benessere del proprio orticello "menomale che io lavoro, menomale che ho casa una grande, menomale che ho un bel giardino, menomale..che mi sei distante, così eviti tante testate!" Il mio presente ora? Non ricevo più in appartamento. A Verona come a Milano i cambiamenti ci sono stati eccome. Sono palpabili e plausibili ovunque. L'abbiamo passato sulla nostra pelle, inutile girarci intorno, ci si scrutava in ogni minimo movimento, in casa come fuori, quando portavamo a spasso il cane, buttavamo la spazzatura, facevamo la spesa, ecc. Prima che fosse d'obbligo la mascherina in strada sono stata rimproverata in malo modo dal mio vicino 70enne perché non la indossavo, ci sono rimasta talmente male che non ho neanche ribattuto, l'ho salutato con un sorriso visto che lui non l'aveva minimamente accennato. Considero lui e la sua signora come miei genitori ho sempre avuto rispetto, ora però nonostante le sue scuse qualcosa si è rotto dentro di me. Mi sono sempre resa disponibile per fare spesa a loro e un'altra coppia di anziani soli, non potendolo fare con i miei familiari. È stato un periodo in cui purtroppo per moltissime persone è venuto fuori il peggio, atteggiamenti negativi, micropoteri all'ennesima potenza, discriminazione e tantissima ignoranza. Al momento di ritornare ad esercitare in appartamento per la sottoscritta non se ne parla. Molti dei miei contatti si fanno scrupoli per prenotare e registrarsi, poi paradossalmente non se ne fanno per recarsi in un' alcova con un via vai costante pensando di passare inosservati. Nonostante ci possa essere privacy, ad oggi, in questo periodo, rimanere in un appartamento per lunghi periodi si è sicuramente nell'occhio del ciclone. Questo perlomeno è il mio pensiero personale che mi ha fatto cambiare totalmente idea di ricevere. L'altro giorno sul treno una signora dietro il mio sedile singhiozzava disperata. Il motivo era che non voleva andare da suo padre anziano e nel suo paese d'origine. Era convinta che il covid aveva incattivito lui e i suoi abitanti. "Signora - ho provato a dirle - provi a mettersi una mascherina anche sul cuore, star male per terzi che non conosciamo non ne vale la pena e se sono familiari bisogna far valere le proprie buone intenzioni. Se deve rimanere lì due mesi, finiranno, è solo di passaggio. Si crei degli interessi e rimanga in contatto con i suoi affetti e le sue amicizie".Tra un singhiozzo e l'altro è saltato fuori che le piace ballare. Così si è quietata l'animo col proposito di iscriversi a ballo e guardando il mio tatuaggio con la voglia di farsene uno sul polso. Che dire.. Forse la normalità sta semplicemente in noi, in noi stessi, magari nel ritrovare il sapore delle piccole cose, il piacere di riscoprire piccole passioni, senza perdere mai di vista il buon senso e la misura delle cose.
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