un membro di EA
L’annuncio è abbastanza strano, parla di una coreana e viene seguito da una collezione di foto con varie ragazze. Telefono. Arrivare sul posto è un’avventura: un indirizzo approssimativo e poi indicazioni in un italiano pessimo. Si entra da un portone al fianco di un edificio municipale. Apre una mamasan giovane, si attraversa un cortiletto e due scalini portano ad un corridoio completamente oscuro. Mentre aspettavo che gli occhi si abituassero al buio, la mamasan già era al fondo, apriva un’altra porta e mi faceva segno, nella penombra, di avanzare in fretta. Si sale al primo piano, per fortuna un grande scalone bene illuminato, per poi rientrare in una stanza totalmente buia. Durante tutto il percorso massima precauzione con tutte le porte chiuse ed i vetri schermati. Praticamente impossibile dialogare con la mamasan, ma quello che vuole è subito chiaro: soldi. Alla domanda “tu?” indicando il letto la risposta è “no, no, amica subito”. Allungo un biglietto da 50 e pare vada bene. Ripenso all’annuncio con le varie foto e mi immagino una specie di passerella per la scelta, invece entra una giovane incaricata del servizio visto che si spoglia rapidamente. Non è nessuna di quelle viste sulle foto. E’ comunque una bella figliola. Alta e longilinea, lunghi capelli neri con frangetta, seno piccolissimo, pube semi rasato, fianchi e culo mediterranei. Passo al bagno, fuori dalla stanza e sempre con grandi controlli e precauzione; io mi lavo, lei no. Rientramo nella stanza e iniziamo su un materasso posto direttamente sul pavimento. Per fortuna un ventilatore, a piede, fa circolare l’aria. La prestazione è buona: baci profondi con lingua, orale scoperto (non gola profonda e comunque deciso, poca delicatezza) e nella trombata oltre ai gemiti esce anche con una “piace tanto tuo cazzo”. Una volta finito, da buona orientale si fa carico del preservativo e domada “lavare?”. Dire “si” è stato un piccolo errore. Al rientrare dal bagno riceve telefonata e se ne va scusandosi con “oggi massaggio no, poi dopo, io fare piano piano” che tradotto capisco come “magari la prossima volta”. Mi rivesto e ricompare la mamasan che prima di arrivare all’uscita mi parcheggia in una specie di ripostiglio perchè sta arrivando un nuovo cliente (la riservatezza innanzi tutto). Nel ripostiglio rimango un po’ troppo tempo. Mi rendo conto che la mamasan si è dimenticata di me e devo richiamarla all’ordine. Anche lei si scusa profondamente e finalmente esco. Il fatto curioso è che non appena in strada mi piacerebbe rientrare per scoparmi di nuovo la stessa ragazza, segno che non sono rimasto particolarmente soddisfatto. L’impressione è di essere stato in un bordello dove ci sono varie ragazze che lavorano in una specie di catena di montaggio (sotto a chi tocca senza dilungarsi se c’è altra gente). Il posto é assai frequentato e con questi ritmi ricupereranno facilmente il periodo del ‘lockdown’
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